Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.
Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.
Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.
Altea, Nessuna
Un album rito, nato da una sottrazione, dove fragilità e resistenza diventano materia viva grazie alla ricerca sonora dell’artista. Tra loop intimi, elettronica sporca e una voce che non interpreta e basta ma è vero atto performativo, Altea (cover foto) costruisce un linguaggio personale, sospeso tra Mediterraneo e sperimentazione pop, tra Napoli e il Salento. “Nessuna” è un atto di cura collettiva, un ritorno alle radici e insieme una rinascita.
Marco Castello, Quaglia Sovversiva
Un disco che brucia di carne viva, di politica, di rabbia lucida. Castello smonta la sua Sicilia da cartolina e ci mette dentro benzinai in fiamme, cieli azzurri che coprono ingiustizie, corse notturne e rivolte possibili, il tutto con quella scrittura ibrida e meravigliosamente cesellata che resta la sua firma. Le tracce scorrono come fotogrammi iper-concentrati, suoni dolci che portano idee feroci. Bellezza e disagio che si fronteggiano fino all’ultimo respiro.
Frah Quintale, La Notte
Una camminata senza meta dentro il buio e dentro sé stessi, dove il vuoto diventa la scintilla della guarigione. Golden Years veste il pezzo di un’elettronica morbida e notturna. Il videoclip bresciano amplifica la sensazione di sospensione: spazi industriali, luci fredde, la luna come unica complice. La notte è Frah nel suo terreno più vero: fragile, diretto, umano
Amore Audio, Veleno
Gli Amore Audio trasformano il periodo peggiore delle loro vite in un racconto in atti, una danza pop attraversata da tossicità e lucidità emotiva allo stesso tempo. Ogni dettaglio è scolpito con cura, come un quadro da osservare senza filtri. L’uso de La morte di Socrate, i cui dettagli sono stati usati per gli artwork di copertina del disco e dei singoli precedenti, diventa la metafora perfetta: il momento esatto in cui il veleno viene servito. Un album che non consola, ma illumina il dolore mentre lo attraversa.
Pan Dan, Mi Manifesto
MI MANIFESTO è Pan Dan che apre la porta di casa e ti lascia entrare solo se accetti le sue regole: lentezza, verità e zero filtri. Prodotto da Cosmo e pubblicato esclusivamente su Bandcamp, l’album è un gesto politico oltre che artistico, una dichiarazione d’indipendenza estetica. Tra ironia tagliente e poesia urbana, ogni traccia è un frammento di vita vissuta in tempo reale. Un mondo intimo e spigoloso dove, prima di entrare, devi toglierti le scarpe.
In playlist
R.M. & The Imaginative Orchestra, Inna Kingstone’s Dance Floor ASCOLTA QUI
Mesosauna, Daniele Gas, Rotta Calabra ASCOLTA QUI
MOOD, Anna Bassy, Rejune ASCOLTA QUI
Dario Jacque, la sciroccata ASCOLTA QUI