Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.
Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.
Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.
Altea, alto il mento
Il brano cresce su un ritmo teso e pulsante, senza mai deflagrare del tutto, lasciando spazio a una fragilità che diventa forza. La sua voce, intima e fisica, guida un percorso di rinascita in cui rialzare il mento non è arroganza, ma un gesto semplice e potente: riconoscere le proprie ferite e continuare a camminare.
È l’inizio di un nuovo capitolo.
Davide Ambrogio, Mater Nullius
Un lavoro visionario e rituale e non solo sonoro: un viaggio che intreccia Aspromonte, elettronica, sacro e selvatico. L’artista calabrese riflette sulla frattura tra uomo e natura attraverso 14 brani pensati come le stazioni di una via crucis interiore, dove voce, tamburi e troccole dialogano con paesaggi elettrici e contemporanei. Registrato tra boschi, grotte e comunità creative, il disco pulsa di archetipi ma allo stesso tempo di ricerca sonora.
Gionata, Figli dei film
Un disco, quello di GIONATA, fatto di storie sospese, di sogni romanzati e quotidianità stanche, dove la speranza esiste ma non consola. I singoli Voglio Sorridere un Po’, Groviglio e Burnout anticipavano un album che racconta una generazione cresciuta dentro gli schermi, sempre in corsa e sempre fuori tempo.
Un racconto sottovoce, fragile eppure lucidissimo di questi anni Venti.
Venerus, Speriamo
È possibile avere fiducia nel caso e allo stesso tempo respirare lentezza? Dopo aver ascoltato l’album di Venerus (foto di copertina), forse un po’ sì, se il caos però è quello da cui si generano le stelle danzanti. Quattordici brani sospesi tra cielo e pelle, dove elettronica e poesia si intrecciano come rituali di guarigione. È una musica che vuole curare, che invita a restare umani anche quando tutto sembra perdere forma.
C+C=Maxigross, Nuova Era Oscura Vol. 2
Con Nuova Era Oscura – Vol. 2, i C+C=Maxigross completano il viaggio iniziato a marzo, chiudendo un cerchio visionario che attraversa kraut, cosmic jazz e psichedelia acid-pop. È un disco che si nutre di estremi: luminoso e torbido, ancestrale e futurista, come una trance collettiva in bilico tra rito e delirio. E in questa nuova era oscura la luce, chissà, è solo un’altra forma di allucinazione.
bhadmari, hola mari
Cinque tracce che sembrano nate da una chiamata interrotta con sé stessa, tra alt-pop iperrealista, synth liquidi e confessioni glitchate. È un diario in cui l’errore diventa ritmo e la fragilità un suono da club. Imperfetto, dolente, autentico. bhadmari non cerca di essere felice — cerca solo di essere vera.
In playlist
Pan Dan, Il Contadino ASCOLTA QUI
Kalpa, LO SAI (CHE NON È FACILE) ASCOLTA QUI
Delicatoni, Considera il mondo ASCOLTA QUI
SI! BOOM! VOILA’!, Pinocchio ASCOLTA QUI
Amore Audio, CI SALVERA’ ASCOLTA QUI
Ribaltavapori, Acqua Distillata, Volume uno + due ASCOLTA QUI
Novamerica, Vivere tanto per vivere ASCOLTA QUI
Anna and Vulkan, Nuovo Amore Passato ASCOLTA QUI
ARYA, La Noche En Que Te Fuiste ASCOLTA QUI