C’è qualcosa di irresistibile all’idea di trasformare una discoteca di provincia in un set televisivo fuori dal tempo. È più o meno da qui che nasce il video trittico di “Hey Lady”, “The Nightdrive” e “Sunlight Vampires” legati a “Modern Night”, il nuovo disco di Alex Fernet.

Tutti e tre i video hanno qualcosa in comune: un’apparizione in playback in un immaginario programma TV chiamato Modern Night TV.

Dei tre videoclip “Hey Lady” ha fatto da apripista, “The Nightdrive” sarà invece in anteprima qui su Beat&Style.
In attesa di vedere la terza parte e per farvi entrare ancora di più nel mondo di Alex Fernet, ci siamo fatti raccontare cosa è successo nel backstage della realizzazione di questo progetto “concept” in tre episodi.

Come tutte le cose più belle nascono per caso, anche i videoclip di Fernet si sono creati strada facendo, “si è trattata, infatti, di una sfida: volevo ottenere tre video quanto più low budget possibili, non tanto per disponibilità economica e di mezzi ma per “partito preso”, per perseguire un concept, un’idea, appunto, e vedere fino a dove ci potevamo spingere con le nostre sole forze”, spiega Alex, e continua:

“Abbiamo perciò usato solo strumentazione lo-fi (videocamere VHS) e non ci siamo portati appresso luci o altro materiale scenografico, ci siamo adattati alla discoteca così per come l’abbiamo trovata. Ci siamo arrangiati anche per quanto riguarda il trucco-e-parrucco fai da te così come per i “costumi” che altro non sono che i miei completi personali (per quanto riguarda “Hey Lady” ndr), o bomber (per “Nightdrive”ndr). Per il video di “Sunlight Vampires”, invece, abbiamo macchiato quattro camicie bianche con succo di mirtillo e sangue finto, quello che si acquista nei negozi di costumi/feste.

Riccardo Michelazzo, il videomaker, ha saputo cogliere alla perfezione tale concept e, nel giro di un pomeriggio/sera, abbiamo portato a casa tre video! Sarei curioso di sapere se si tratta di un guiness! Oltre a Riccardo, il merito va allo staff di Macrillo (la discoteca di Gallio dove sono state effettuate le riprese) perché ci hanno aiutato per tutto il tempo per esempio settando le luci, modellando il dancefloor, sistemando il set (appendere l’insegna, spostare divani e impianto…) e persino mandandoci le canzoni per sincronizzare il video con l’audio! La loro partecipazione attiva non è affatto scontata, va oltre il mero affitto del locale ed è stata di vitale importanza. Insomma, un lavoro di squadra senza il quale non saremmo riusciti nella nostra impresa.
Infine, volevo ricreare una situazione simile a quella che sarebbe stata una nostra esibizione dal vivo una volta uscito il nuovo disco: sul palco ci sono una cocktail drum, un basso ed una chitarra dalla finitura glitter champagne che sono gli stessi strumenti che ora utilizziamo nel nuovo live set – così come l’insegna “Modern Night” che portiamo ed esponiamo ai concerti.”

Se l’estetica del progetto affonda nel cinema noir — dalle femme fatale di Hitchcock a “La donna che visse due volte”, passando per i chiaroscuri psicologici — il set del Macrillo ha ribaltato le carte in tavola: dalle intenzioni in bianco e nero a una tavolozza di luci colorate da discoteca anni ’70.

“Ho fatto riferimento, piuttosto, a David Lynch, – aggiunge Fernet- non tanto per quanto riguarda i suoi spettacolari ed irripetibili colori (come dicevo prima ci siamo dovuti adeguare alle luci della venue), ma nella creazione di un’ambientazione decadente e a-temporale, ma anche suggestiva ed elegante al tempo stesso. “Modern Night TV”, dove presumibilmente vanno in onda la nostre esibizioni in playback, è palesemente una TV che non si è affatto modernizzata (il suo nome è di fatto un ossimoro), è ferma al set e alle attrezzature che aveva quando iniziò a trasmettere e che solo al tempo erano moderne. L’apparizione avviene ora, nel 2025, e non negli anni 70/80, eppure sembra collocata in quel periodo, creando così un gap temporale.”

E la Lady del videoclip?

“La figura della Lady del videoclip, con la sua presenza non-curante, superiore, quasi spettrale, mentre accarezza con guanti di pelle un pupazzo sgualcito, prende sicuramente spunto da Renée in Lost Highway o Dorothy in Blue Velvet e contribuisce a rendere ancora più ambigua l’ambientazione. Il video non vuole semplicemente apparire come una comparsa televisiva degli anni 70/80, tale e quale, ma vuole piuttosto confondere e spaesare, mettere il dubbio se si tratti di oggi o allora. Il cinema è forse l’arte che più è in grado di creare questo sentimento. Hitchcock e Lynch sono sicuramente tra i miei registi “main” preferiti ed erano maestri nello stratificare la realtà su più livelli.”

Il disco dialoga con l’immaginario della Riviera ’80s — glamour, neon, “Milano da bere” — ma in modo traslato, quasi spettrale. “Il titolo del disco allude anche a questo: da un lato la “notte”, antica, sempre uguale, e dall’altro ciò che è “moderno” e quindi, per sua natura, costantemente in bilico sul confine della novità”.


Alex però non è un nostalgico, lo chiarisce subito: Modern Night” è un disco “future retro”, in equilibrio tra new wave, funk, post punk e un’idea di modernità che oscilla e vibra. Il passato è materiale da plasmare, non da imitare. E questa tensione si vede (e si sente) anche nei video: il vecchio abbraccia il nuovo senza mai davvero fondersi con esso.

“Detto ciò, non posso negare che le musiche, le mode, i design, gli stili e così via di quel periodo mi facciano impazzire! Preferisco sicuramente la pellicola, l’analogico, la carta stampata, il vinile ecc all’alternativa digitale. Senza nostalgia e senza denigrare il presente o maledire il futuro. Indubbiamente gli anni 60/70/80 sono stati un periodo di accelerazione, dove circolavano tantissime idee sempre più veloci e dove perciò sono nate tantissime correnti nel giro di pochi anni. Correnti che, alcune di più, altre di meno, mi piacciono tutte. Forse questa accelerazione è arrivata ad un punto di non ritorno in cui inizia ad “entrare in feedback”, ad “entrare in loop” e ripetere se stessa e così, io per primo, finiamo per ri-mescolare il passato. Mi sento sicuramente parte di una tendenza che non è solo mia e che è attualissima, altro che nostalgia.”

Nel backstage è successo di tutto, compreso un colpo di fortuna totale: la copertina del disco è stata scattata quasi per caso, durante una pausa tra una ripresa e l’altra.
“Le cose migliori vengono da sé”, racconta Alex. E infatti quella giornata è stata più una gita tra amici che un set: birra, panini, risate, capelli unti di gel, camicie insanguinate e una discoteca anni ’70 tutta per loro.

Il momento più surreale? I bar della zona che si rifiutano di vendergli da mangiare per non rischiare di restare senza scorte. “Eravamo dei foresti ai loro occhi”, dice ridendo.

Magari è stata proprio quell’atmosfera sospesa, a metà tra reale e irreale, provincia e sogno pop, a dare ai tre video la loro forza: quella sensazione rarefatta che non distingue più dove finisce la messinscena e dove inizia la notte vera.
Nell’attesa di ascoltarlo dal vivo venerdì 12 dicembre a Passatelli in Bronson, vi lasciamo con la visione in anteprima del video di “The Nightdrive”, seconda parte del trittico.