“Questo disco è un’evoluzione che ho vissuto non solo a livello musicale ma anche di vita”, racconta Anna Carol spiegandoci il processo che l’ha portata a passare all’italiano per il suo ultimo EP. “Gli ultimi anni li ho passati all’estero, prima in Germania (e un periodo a Londra), e poi 4 anni a Rotterdam e Amsterdam. Mentre ero all’estero pensavo che l’unica lingua in cui fossi capace di scrivere fosse l’inglese. Dal 2019 poi ho sentito che era ora di tornare in Italia, e ancora prima di farlo sul serio, è iniziata un’evoluzione nel modo di vedere il mio paese e anche la mia lingua natìa.”

Esattamente 12 mesi fa Anna, giovane talento dell’indie-soul italiano dal background jazz, ci consegnava via Nufabric Records Evoluzione: 6 brani dal respiro internazionale in bilico tra nu-soul, pop, cantautorato ed elettronica, prodotti dall’accoppiata Emanuele Triglia / Alessandro Donadei.

A distanza di un anno da questo suo importante traguardo, con all’orizzonte nuove uscite, abbiamo deciso di festeggiarne il compleanno con lei chiedendole di raccontarci 5 brani fondamentali per il suo percorso artistico e che significato assume “Evoluzione”.

«Quando ho dato il nome Evoluzione al primo EP pensavo che fosse il modo giusto per descrivere il percorso di vita che avevo appena concluso e che confluiva in sei tracce in cui lo raccontavo. A distanza di un anno dalla pubblicazione, sono felice di constatare che l’Evoluzione invece era appena iniziata. L’anno passato è stato, nonostante la pandemia, un anno di grande impegno verso la musica, un anno di ricerca di me stessa e di scrittura. Ho perso l’occasione di vivere il debutto in modo più itinerante, ma sinceramente non posso sapere esattamente cosa mi ha tolto la pandemia, quindi mi concentro su quello che ho ricevuto da questo tempo. Sto preparando un nuovo lavoro e non vedo di far sentire qualcosa di nuovo!»

My Moon My Man – Feist

Cammino di notte, dopo una serata di lavoro, mi avvio verso casa e vivo le strade di Colonia, in Germania come se fosse la prima volta che le vedo. In quel periodo, circa nel 2012, ascoltavo tantissimo Feist. Ho imparato tutte le tracce dei dischi The Reminder e Let it Die e non mi hanno mai stufata. Lei è stata una delle prime ispirazioni per il metodo di scrittura.

No Room for Doubts – Lianne La Havas

No Room for Doubts di Lianne La Havas rappresenta quella che per me è la genuinità nella musica. In questa versione stupenda suonata per strada si respira la semplicità di una canzone scritta benissimo e suonata altrettanto bene.

Penso di aver iniziato a suonare la chitarra grazie a lei. Mi piace molto il panorama della musica inglese; nel periodo in cui ho vissuto a Londra stavano giusto emergendo un paio di artiste che tuttora continuo a seguire e che stimo tantissimo, una è appunto Lianne La Havas e l’altra è Laura Mvula.

The Wilhelm Scream – James Blake

Altro artista inglese che ha segnato il mio percorso musicale è James Blake.  Quanti viaggi che ho fatto ascoltandolo! In questo brano adoro la figura della batteria elettronica, che lascia il brano sospeso, si dirada per poi lasciare spazio ad un insieme di suoni che impazziscono. Pochi suoni scelti bene, una struttura molto libera. Su questa canzone immagino la scena di un locale notturno con più sale; una persona che si isola e cammina da una sala all’altra immersa in un mix di sensazioni sonore.

Immensità – Andrea Lazlo de Simone

Mentre la scelgo su YouTube mi vengono i brividi: conferma che questa deve essere nella mia lista. Il concetto di immensità è una cosa che mi ha sempre fatto paura. Quando ero piccola alcune volte prima di addormentarmi pensavo all’immensità dell’universo e la sola idea di essere un granello di polvere all’interno dell’immensità mi faceva piangere. Questa canzone mi fa tornare a quei momenti, così puri e così complicati: “tutta la realtà è immensità”.

Quale allegria – Lucio Dalla

Quest’ultimo brano è stato difficile da scegliere. Ne esclude tantissimi altri di cui avrei voluto parlare, scegliere non è mai stato un mio forte. Ho pensato che Lucio Dalla doveva esserci. “Quale allegria” – non so perché proprio questo rispetto ai molti brani che amo. Il fatto è che non c’è sempre un modo razionale per spiegare perché una canzone tocca più di altre. Ho scelto il live perché Lucio Dalla aveva un modo di interpretare i suoi brani dal vivo che mi piace tantissimo. Non è mai la stessa canzone, musicalmente regala sempre qualche novità.  Avete mai pensato a come potrebbe suonare un brano del passato, prodotto da capo nel 2021, come se l’autore o l’autrice lo avessero scritto nel nostro contemporaneo? Io ogni tanto lo faccio, su “Quale allegria” ad esempio.

 

Cover credit @ Ph.Tiberio Sorvillo  – Make Up & Styling: Maria Elena Miori