Una combinazione di elettronica, shoegaze e dream pop. Un continuo amalgama e una contrapposizione tra freddi glitch digitali e calde sonorità analogiche. Questo il suono degli Hiroshi. alla prova d’esordio con l’album Anything, fuori per Nufabric Records.

Alla Band marchigiana, abbiamo chiesto di raccontarci – tra influenze musicali, scelte compositive tra sala prove, studio di registrazione e sensazioni da live – traccia dopo traccia le nove canzoni del disco di debutto.

 

LOST HIGHWAY – “Lost Highway” è stato il primo pezzo in assoluto ad essere stato completato dagli Hiroshi., il primo ad aver inaugurato quel metodo compositivo a distanza che poi avrebbe contraddistinto tutto il processo di creazione di “Anything”. Nel brano abbiamo disseminato campionamenti dai CAN, Sonic Youth, Fire! Orchestra, Massive Attack; nel finale abbiamo ricreato un glockenspiel scomponendo e riassemblando un campanello di una vecchia bicicletta.

TRADING PLACES – Il primo brano che abbiamo scritto dopo l’EP 宏. Ideato sull’onda dell’entusiasmo di una reunion festiva, la prima dopo l’Homeless Festival, che ci aveva effettivamente consolidato come gruppo, dalle festività natalizie prendeva il suo titolo provvisorio – “Il Natale”. Tra l’altro – fun fact – “Trading Places” è il titolo in lingua originale di ciò che solitamente usiamo chiamare ‘una poltrona per due’.

RUN RUN RUN – Di sicuro il pezzo più energico e galoppante dell’album. Il titolo non a caso è stato scelto dopo le prime sessioni in sala prove, dove ci siamo resi conto di avere tra la mani un brano molto più vicino al post-punk che al “classico” genere degli Hiroshi. La parte più difficile da comporre è stata quella finale, in cui volevamo far emergere la nostra componente più eterea ed elettronica senza però lasciarci alle spalle la struttura ritmica che lo caratterizza sin dall’inizio.

INTIMATE – Ci piace aprire i live con questo brano: una costante crescita di intensità e di ritmica che si sposa con l’anima degli Hiroshi. La melodia che di solito appartiene alla voce è qui affidata al flauto, che si amalgama con le linee di synth e di chitarra, creando un’atmosfera psichedelica che piano piano si proietta verso un clima più legato alle sonorità dream-pop. Il tutto inizia con il suono dei tasti di un laptop, registrato senza troppe pretese e riprocessato con riverberi e vecchi delay.

DAYS – Days è stato invece forse il pezzo più spontaneo, composto in extremis tra sala prove e studio di registrazione. In pochi giorni da semplice demo è entrata a far parte a tutti gli effetti dell’album. È considerabile un po’ come una summa di tutto ciò che abbiamo scritto e creato negli ultimi 5 anni, un brano partito come una scommessa e finito per essere il nostro primo singolo.

ISOLATION ROW – Un pezzo nato in una logora sala prove nello scantinato di una fabbrica, insonorizzata con materassi fradici di umidità e un impianto elettrico da far invidia alla periferia di Bogotà. Adoravamo quel posto, ma ci hanno cacciati in quanto presunti ladri di melograni.

MOUNTAINS –  Il testo di “Mountains” è venuto fuori in piena primavera nei post hangover pomeridiani delle soleggiate domeniche primaverili di Amsterdam: cuffiette che sparavano “The Suburbs” degli Arcade Fire in loop ed interminabili passeggiate lungo i canali. In “Mountains” si parla di crescita, di nostalgia di ciò che è stato, di spensieratezza e di una possibile speranza di futuro.

FLOAT – RELOADED – Da quando sono nati gli Hiroshi. “Float” è stato probabilmente il brano più suonato, sia in sala prove che dal vivo. È il pezzo che ci ha permesso di conoscerci meglio a vicenda, perché dentro ci sono molte delle nostre influenze musicali e probabilmente è grazie a “Float” che abbiamo capito che il progetto aveva un senso. Di fatto lo abbiamo selezionato (nella sua versione originale) come primo singolo e video del nostro primo EP.

SHAPES – Nato nel nostro periodo di composizione a distanza, nel corso del tempo ha subito molteplici cambiamenti. Anche qui si possono sentire le nostre diverse influenze e origini musicali: la ritmica incalzante della batteria e dell’arpeggio di chitarra si abbracciano con la quiete delle melodie della voce e dei synth. Un lavoro che ci ha subito sorpreso quando siamo riusciti a portarlo tutti insieme in sala prove.