Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.
Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.
Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.
Nu Genea, People of the moon
Un disco che parte da Napoli e finisce ovunque. Come suggerisce il titolo, “People of the moon”, crea una dimensione sonora quasi “lunare”, dove le pressioni quotidiane si dissolvono e resta solo il movimento, il groove, la connessione tra corpi e culture. Un mosaico fluido: afrobeat, disco, funk, suggestioni mediorientali e sudamericane convivono senza mai scontrarsi, tenuti insieme da un groove che diventa lingua universale. Non c’è quindi un luogo geografico specifico, ogni mondo è paese (come si direbbe), e lo spazio che viene fuori non è più soltanto quello mediterraneo, ma quello interiore della contemplazione.
Adriano, Tano
Adriano torna con un brano che corre, eppure, non ha fretta di arrivare da qualche parte: resta sospeso, proprio come il suo protagonista, Tano, in bilico tra desiderio e immobilità.
Si sente la sabbia sotto i piedi, l’aria tiepida della sera, una chitarra che ti accarezza. “Tano” è una fuga mancata o forse appena iniziata: un racconto di inquietudine dolce, di chi sogna altrove ma resta ancora con le radici ben a terra.
Rareş, Robina
Con “Robina”, Rareş torna a giocare con le aspettative — e a smontarle con naturalezza. Il primo singolo del nuovo album si muove esattamente lì dove la sua scrittura funziona meglio: in quell’equilibrio instabile tra pop immediato e deviazioni impreviste. Rareş conferma la sua capacità di trasformare la fragilità in movimento, di rendere ballabile anche quello che, sulla carta, dovrebbe far restare fermi. Il risultato è un pezzo che sorride mentre si spezza, che accompagna la fine senza mai renderla definitiva.
Dov’è Liana, CIP CIP
Con “Cip Cip” i Dov’è Liana tornano a fare quello che gli riesce meglio: trasformare la musica in un gesto collettivo, spontaneo, quasi istintivo. L’elettronica french touch resta il punto di partenza, ma qui si apre a qualcosa di più corale: voci non perfette, amici dentro il brano, un’energia che sembra nascere più da una stanza condivisa che da uno studio. Il risultato è un pezzo leggero solo in superficie, che sotto porta con sé un bisogno reale di connessione e appartenenza.
Gionata Mirai, Primitivo
C’è qualcosa di volutamente imperfetto in “Primitivo”, il nuovo album di Gionata Mirai, ed è proprio lì che trova la sua forza. Un disco che rifiuta la levigatezza per restare aderente alla materia viva delle canzoni: sporco, diretto, senza filtri. Brani che arrivano da lontano, rimasti in sospeso per anni, e che qui trovano finalmente una forma libera, quasi necessaria. La chitarra è il centro gravitazionale di tutto, suonata più di pancia che di testa, mentre le canzoni si muovono tra momenti quotidiani e visioni improvvise, senza gerarchie: cucinare, amare, perdersi, ricominciare.
Mammaliturchi, Solo la tenerezza
Non il momento della rottura, ma ciò che resta quando tutto si è già consumato e le emozioni iniziano lentamente a spegnersi. Il disco si muove per sottrazione, lasciando cadere rabbia, urgenza e persino l’idea stessa di amore, per arrivare a qualcosa di più fragile e resistente. Le canzoni sembrano osservare da lontano, con uno sguardo quasi neutro, situazioni che si svuotano fino a diventare silenzio. E proprio lì, in quello spazio minimo, emerge una forma inattesa di presenza.
In playlist
Amarene, Psoriasi ASCOLTA QUI
Daria Huber, ATTO IV di da quassù la vista è favolosa: il film VIDEOCLIP
OvO, Gemma VIDEOCLIP
Santamarea, Non ci si ama solo in primavera ASCOLTA QUI
ceneri, Panico VIDEOCLIP
Dimartino, Agua, ¿dónde vas? VIDEOCLIP
ALSOGOOD, 1000 Smiles ASCOLTA QUI
FRAH QUINTALE, Aranciata ASCOLTA QUI