Dalla trasparenza come ricerca interiore alla possibilità di lasciarsi attraversare dagli altri: con Transparencies, Vol.2, il duo Mood amplia il percorso iniziato a gennaio 2026, spostando lo sguardo dall’individualità alla dimensione collettiva. Pubblicato per l’etichetta Transition Totem, il volume 2 nasce da una domanda che riguarda il nostro modo di stare al mondo in relazione però col prossimo: cosa succede quando entriamo davvero in contatto con qualcuno di diverso da noi?
Sul piano sonoro, i Mood proseguono la propria ricerca elettronica muovendosi tra sequenze trance, synth incalzanti, beat spezzati e suggestioni house, pop, R&B e soul. Un universo apparentemente più immediato rispetto al primo volume, ma attraversato da dettagli e sfumature che si rivelano progressivamente, come strati di una stessa superficie. Se il precedente Transparencies guardava al processo di purificazione del singolo, questo secondo capitolo si riferisce al dancefloor come “il luogo” in cui creare delle connessioni, trasformandolo in uno spazio d’incontro in cui le diversità vengono annullate. I Mood ce lo spiegano così:
«Esplorando più da lontano come ci si comporta in relazione con gli altri, e le connessioni tra le persone, abbiamo cercato di spostare ed applicare il nostro concetto di trasparenza facendo un focus sui legami, le relazioni, la collettività, e le connessioni.
Partendo dall’individualità ci siamo spostati sulla pluralità e sui vari aspetti che ad oggi mancano e si rompono il più delle volte per paura o per poca trasparenza.»
Mood
Traccia dopo traccia, il duo ci accompagna alla scoperta di un disco che indaga la complessità delle relazioni attraverso il linguaggio del corpo, del ritmo e della condivisione.
DNCFLR
DNCLFR è stata una sfida per noi, volevamo interpretare le vibrazioni che abbiamo provato noi stessi da spettatori ai concerti di musica elettronica che ci hanno colpito. Abbiamo inteso lo spazio condiviso del club, in particolare del dancefloor, come spazio di unione, dove l’energia che intercorre tra le persone si intreccia creando una connessione tra pubblico e musica, creando qualcosa di unico.
OKLAHOMA
Ti trovi in una foresta, si sente il vento tra i rami, in lontananza una cascata e la forza dell’acqua sulle rocce, si avvicina, sempre più presente un suono tribale, un ritmo, come se fosse un rituale… questo è OKLAHOMA. Nel nostro immaginario questo è lo scenario che colleghiamo al brano: una perfetta simbiosi tra una natura che risuona dentro di noi come un’eco primordiale e una vena elettronica più nostalgica e immersiva. Ed in questa natura elettronica la ricerca le fa da padrona, beat downtempo quasi tribali ci riconducono ai ritmi di BONOBO, si intersecano a sequenze percussive, bassi potenti e synth pulsanti alla Rufus du Sol creando lo spazio perfetto per sample di voci distorte, che richiamano il proprio “IO” nativo, ritualizzandolo, rendendolo uno specchio dell’emozione presente.
L’idea di questo brano è nata proprio da un sample di voce, manipolandola e cercando di valorizzarla abbiamo cucito su misura un brano che richiama sonorità native tribali, prendendo una vena più elettronica e moderna.
99 BRIDGES
Un richiamo alla parte interiore di sé, un legame che crolla, brucia e viene trasportato via dall’acqua, 99 BRIDGES vuole raccontare queste sensazioni, emozioni che fanno parte di noi, di cui ogni tanto ci si vuole dimenticare. Synth evocativi si intrecciano ad armonie sognanti, che ci riconducono alle sonorità di Bon Iver e i primi lavori di James Blake, qui però la batteria non è solo percussione, ma sottolinea emozioni forti e vive, come se richiamasse e scandisse immagini della nostro trascorso. Sono però la voce ed il testo di Anna Bassy che con un’ anima soul si intagliano nel brano catturando l’attenzione verso dopo verso, come se fossero una linea sinuosa che ti trasporta attraversando i 99 ponti di noi stessi. Quasi per gioco abbiamo inserito come sample “YOU MAKE ME FEEL LIKE” prese dal brano di Aretha Franklin. Abbiamo però capito durante la produzione che non era diventato solo un sample, era ormai un’ elemento distintivo del brano che valeva la pena enfatizzare.
Anna è riuscita ad interpretare ed a integrare quella vena soul che noi non saremo riusciti ad esprimere con la sola musica.
AN UNSEEN WEAKNESS
AN UNSEEN WEAKNESS è la quarta traccia di Transparencies Vol.2, un sospiro a metà del percorso, una pausa che si tramuta in rivendicazione. Il brano fonde l’anima più intima e viscerale dei MOOD alla ricerca e sperimentazione fatta durante il nostro percorso, alternando atmosfere cinematiche alla John Carpenter a suoni evocativi che riconducono l’elettronica avant-garde (Tzusing, Forest Swords) ad arpeggiatori che ricordano la new wave anni Ottanta, uno scenario per un’ ascolto attento dove il sound design fa da collante per unire i vari colori.
Abbiamo giocato in questo caso cercando di creare un build up di tensioni soniche, il tutto per poi arrivare ad un culmine necessario per spezzarsi e dirigerci verso il nocciolo della ricerca di questo brano, un’esperienza sonora e evocativa
HOLLOW
Con HOLLOW, (quinto brano di Transparencies Vol.2) cambiamo le carte in tavola approcciandoci nuovamente ad un diverso stile ed estetica. Da una batteria di matrice hip hop e RnB alternative, a synth distorti, sub-bass, lead taglienti, formano armonie incisive che ci conducono ad un’estetica moderna e urban, il terreno perfetto per l’elemento vocale. YOY aggiunge al brano, grazie alla sua voce fluida e malinconica, un carattere rap e contemporary R&B: un’ estetica perfetta per il testo che ha scritto. Il testo parte con un verso forte, fa capire che questo è un racconto ed allo stesso tempo un allarme: uno sfogo crudo e viscerale che esplora il senso di alienazione, fallimento e stanchezza mentale causato dalla routine quotidiana e dai propri errori passati.
HOLLOW è il ritratto di una crisi esistenziale moderna. sia sonica che emotiva, rappresenta quel momento in cui ci si rende conto di essere bloccati in una vita che svuota l’anima, divisi tra il desiderio di scappare/cambiare e la rassegnazione di non poter rimediare al passato. Lorenzo per noi è stato fondamentale e perfetto per accogliere e modellare questo brano fornendogli un’estetica ed uno stile unico e accattivante per noi.
SQ-E
SQ-E è la sintesi del nostro concetto di brano essenziale e diretto, il tutto costruito intorno alla forza della sequenza come motore di movimento. Linee di synth cicliche alla Motel Connection, e beat minimal si rincorrono e si sovrappongono, mescolandosi ad atmosfere che ricordano la house degli anni 90 ed inizio 2000 dando vita a un flusso ipnotico che evolve e varia durante il brano. In questo caso la ripetizione non è staticità ma tensione e distensione, dove ogni elemento trova il suo spazio all’interno di un equilibrio preciso, la sequenza che guida il corpo si combina al beat e ai synth per uno stato di immersione totale.
Volevamo costruire un brano di facile lettura, ma al tempo stesso abbiamo lavorato per inserire dettagli e sfumature per caratterizzare e dare appigli differenti all’ascolto. In questo caso la costruzione del brano è partita da una sequenza, quelle poche note in fila ci ha fatto da linea guida e ci hanno dato l’input per costruire e modulare il resto degli strumenti sul brano.
Y_O
Siamo dei romanticoni: come in Transparencies Vol.1 abbiamo aperto le porte verso questa nostra nuova dimensione con il brano HUSH, e sentivamo il bisogno di dargli anche una conclusione. Y_O è proprio questo, ma allo stesso tempo un ponte verso qualcos’altro, come una porta leggermente aperta quasi un invito ad essere oltrepassata, i SYNTH-PAD si mescolano, distendendosi, creano un’ atmosfera dispersiva, non serve nient’ altro per farci trasportare.
Volevamo evidenziare la fine di questo capitolo della nostra vita legato a Transparencies, abbiamo cercato però allo stesso tempo di terminarlo con una sorta di sospensione: questo per noi non è solo un traguardo, ma un punto di partenza.