Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.

Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.

Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.

Matteo Alieno, stare al mondo

Un diario emotivo e manifesto estetico per chi si sente sempre leggermente fuori posto. Un pop d’autore suonato, caldo, analogico, che guarda agli anni ’70 ma si veste con un’attitudine indie più contemporanea, tra arrangiamenti curati e una libertà creativa che si sente in ogni traccia.

stare al mondo costruisce un immaginario fatto di fragilità esposte, ironia malinconica e una sincerità quasi disarmante. Non c’è ricerca di perfezione, ma d’identità anche quando è confusa, anche quando non è ancora definita. (Cover foto di Benedetta Pionati)

Umarell, Dissacrante

Dissacrante è uno di quei brani che già dal titolo ti dice chiaramente da che parte vuole stare: fuori dalle regole, possibilmente mentre le prende in giro. Umarell costruisce una traccia che gioca con l’ironia senza mai diventare macchietta, muovendosi tra un’estetica lo-fi e un’attitudine quasi punk nel modo di stare dentro (e contro) la canzone.

Il sound è essenziale ma studiato: ritmiche asciutte, chitarre che sembrano sempre sul punto di sfilacciarsi e una produzione che lascia volutamente spazio all’imperfezione. È proprio lì che il pezzo trova il suo stile: nel non voler essere levigato, nel preferire lo spigolo al compromesso.

Inude, Malencunia & Canzoniere Grecanico Salentino

Il loro immaginario elettronico si apre, si sporca di terra e si lascia attraversare da qualcosa di più antico e viscerale. Il suono resta riconoscibile, synth sospesi, ritmo trattenuto, atmosfera quasi liquida, ma cambia pelle grazie all’innesto del Canzoniere Grecanico Salentino. I cori, le corde e il dialetto non sono decorazione: diventano struttura, radice, identità.

Dimartino, L’oro del fiume

Con L’oro del fiume, Dimartino inaugura il suo ritorno solista scegliendo un’immagine tanto concreta quanto simbolica: il fiume come luogo di ricerca, perdita e trasformazione. Il brano si muove come una ballad folk essenziale, costruita attorno a un arpeggio di chitarra che scorre naturale.

Il cercatore d’oro diventa una figura universale, specchio di un’urgenza contemporanea che spinge a inseguire qualcosa senza fermarsi davvero a capire cosa si sta perdendo lungo il percorso.

Fujiiro, Sister Gone

Più che una canzone, quella dei Fujiiro è un’invocazione: una figura indefinita, musa, divinità o ricordo, prende forma attraverso immagini sfocate e simboliche, dove lo sguardo e l’intuizione diventano strumenti di ricerca interiore.

Un immaginario notturno, onirico, quasi subacqueo, dove tutto sembra oscillare tra presenza e assenza. Un brano stratificato, che non si lascia afferrare subito, ma che trova la sua forza proprio nel restare sospeso, come la figura che racconta.

Popa, Dove andiamo a ballare questa sera?

“Dove andiamo a ballare questa sera?” è la domanda che apre ogni pre-serata, il rituale collettivo che segna il passaggio dal giorno alla notte. E allora tanto vale chiedere a chi della notte aveva fatto una vera e propria missione: Gianni De Michelis. Il brano prende ispirazione dalla figura iconica del politico e bon vivant, autore nel 1988 della guida “Dove andiamo a ballare questa sera – 250 discoteche italiane”, un gesto tanto inaspettato quanto rivoluzionario: in un’epoca in cui “vizi privati, pubbliche virtù” era la regola, De Michelis ribaltava il paradigma, celebrando apertamente la cultura del clubbing come spazio di libertà, evasione e piacere. Una storia che, nel nuovo singolo di Popa, tra riferimenti colti e cultura pop, trasformando la pista da ballo in un luogo simbolico, tra citazione e reinvenzione, per raccontare anche l’Italia di oggi.

Birthh, Total Black

“Total Black” è il nuovo singolo della cantautrice e produttrice Birthh che prosegue il viaggio verso il suo primo album in italiano. Un nuovo episodio autobiografico che racconta una vita divisa tra l’Italia e New York, stavolta calandosi nel cuore della notte, all’interno di un club queer newyorkese, per raccontarci il clubbing come un’esperienza metafisica in cui dissolvere ansie e paure.

 

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