Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.
Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.
Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.
JULIE ANT, turnista x sempre
Un beat che non sta alle regole e un’attitudine che non chiede permesso. “turnista x sempre” è il debutto solista di Julie Ant, dove punk, funk e afro-beat si incontrano in un sound ruvido, caldo e decisamente fuori dagli schemi. Batteria in primo piano, groove incandescenti e, a sorpresa, una voce che entra in scena con la stessa irriverenza del beat. Una traccia che sfila in total black, anfibi ai piedi e zero intenzione di uniformarsi. (cover foto di Matteo Bosonetto)
Wism&Perenne, Nulla di speciale
Bossa, groove e malinconia da fine estate: “Nulla di speciale” è il tipo di brano che si ascolta con la valigia ancora da disfare e la testa già altrove. Chitarra classica, chop vocali, fiati e chitarre distorte si incontrano in un mix tra indie pop, hip hop ed elettronica, con un’eleganza volutamente effortless. Il mood è quello di una cartolina tropicale un po’ sbiadita, mentre sotto il sole resta la voglia di cambiare città, ricominciare e lasciarsi alle spalle ciò che non funziona più.
Flame Parade, Hollywood Stray
Tra dream pop e alt rock, i Flame Parade cambiano pelle senza perdere la propria identità. In “Hollywood Stray” i Flame Parade abbandonano le atmosfere più eteree per un’estetica più cruda, vissuta, vera, dove la vulnerabilità diventa l’elemento cardine di tutti i brani. Registrato live a Bristol e prodotto da Ali Chant, il quarto album della band toscana mette in scena il contrasto tra il glamour patinato di “Hollywood” e la libertà di chi invece vive da “randagio”. Muovendosi ai margini del sogno, trasformando disincanto e imperfezione in una precisa dichiarazione di stile.
Giorgio Poi, Senza Colori
Una ballad sospesa e minimalista, che sembra muoversi in una palette cromatica volutamente desaturata. Scritta per il teatro e ispirata alle Cosmicomiche di Calvino, “Senza Colori” mette in scena la distanza tra due mondi incapaci di conoscersi fino in fondo: da una parte un universo primordiale, ancora privo di colori, dall’altra quello di chi è attratto dalla luce e dalla sua improvvisa comparsa. Giorgio Poi indossa la malinconia con eleganza, trasformando l’assenza di colore in qualcosa pieno di significato: un brano intimo e rarefatto sospeso in una dimensione senza tempo.
C’MON TIGRE, The Beautiful Glitch
Un piccolo cortocircuito sonoro che trasforma l’imperfezione in attitudine. “The Beautiful Glitch” è un electro funk dove afrobeat, ritmi sudamericani e French Touch convivono tra synth, talk box e chitarre funky. Il groove corre, si deforma e cambia pelle, proprio come quell’errore “meraviglioso” che dà il titolo al brano. Un’estetica techno-organic, futurista e metropolitana, in cui anche perdere i propri contorni può diventare una forma di libertà.
Lazzaro, Feste di Paese
Una sagra elettronica in cui nostalgia e club culture si incontrano senza prendersi troppo sul serio. “Feste di Paese” è l’album con cui Lazzaro trasforma otto ricordi d’infanzia in un piccolo dancefloor collettivo, tra electropop, ironia e quella voglia di stare insieme che sembra sempre più fuori moda. Synth, beat e melodie luminose fanno da colonna sonora a un’estetica da domenica in piazza, dove il kitsch diventa cool e il bambino interiore prende finalmente il microfono. Un disco colorato, spontaneo e leggermente fuori asse: perché anche ballare può essere un modo per ricordarsi come si fa a stare al mondo.
In playlist
Rugo, dio mortale ASCOLTA QUI
YOUAREHERE, Luminous ASCOLTA QUI
EMMA NOLDE, SIAMO IN TANTI ASCOLTA QUI
Sacramento, Radio Sacramento ASCOLTA QUI
Ibisco, So bene come ti senti ASCOLTA QUI
Gaia Morelli, Niente è poi così cambiato ASCOLTA QUI