Grandi star del firmamento mondiale e astri nascenti della scena più alternativa, musicisti che rileggono la tradizione in chiave moderna e instancabili innovatori che non smettono di spingere lo sguardo oltre l’orizzonte. Questa la carta d’identità dei protagonisti di JAZZ OPEN, uno dei festival musicali più importanti d’Europa che presenta la sua prima, attesissima, edizione italiana a Modena dal 13 al 18 luglio 2026.
Per questo debutto nella Penisola, il festival conferma la sua tradizionale formula vincente Jazz & Beyond che abbraccia una vasta gamma di generi, dal jazz classico a quello più contaminato, dal pop al soul e al rock, fino ad arrivare all’elettronica, trasformando il cuore della città emiliana in un palcoscenico a cielo aperto con ben tre luoghi che ospitano il festival, a partire dal main stage nello straordinario scenario di Piazza Roma. Gli headliner, vere e proprie icone della scena artistica contemporanea (che in alcuni giorni si esibiranno con la formula del doppio concerto) saranno: il 13 luglio Gregory Porter e Diana Krall; il 14 luglio arriva a Modena per la sua unica data italiana dopo anni di assenza dal nostro paese, Moby il musicista che ha portato l’elettronica al centro della cultura pop globale; il 15 luglio salgono sul palco Parov Stelar, il produttore austriaco che ha trasformato jazz e swing in un fenomeno da dancefloor, e Meute, l’esplosiva e rivoluzionaria techno marching band tedesca che ha conquistato il mondo reinterpretando la techno con fiati e percussioni; il 16 luglio tocca a Jamie Cullum e a Joss Stone; il 17 luglio si torna in Italia con Luca Carboni, mentre il 18 luglio nel pieno delle celebrazioni per i 50 anni di Oxygène, chiude il festival l’unica data italiana di Jean-Michel Jarre, il visionario pioniere della musica elettronica e dei grandi spettacoli audiovisivi immersivi.
Ma Jazz Open è questo e tanto altro, infatti Il Baluardo, storico e affascinante edificio della Cittadella fortificata di Modena, ospiterà la programmazione più propriamente jazz del festival, mentre Il Giardino Ducale Estense, con i suoi viali alberati e la scenografica Palazzina Vigarani, sarà il luogo degli Open Stages – concerti gratuiti degli artisti che spingono maggiormente l’acceleratore sul piano dell’innovazione, della ricerca, della contaminazione. Qui il jazz dialoga con elettronica, club culture, sonorità tradizionali, ricerca timbrica, songwriting e arti visive attraverso i percorsi di alcuni tra gli artisti più interessanti del panorama italiano e internazionale: dall’immaginario cinematografico e rétro del polistrumentista Alex Fernet sul palco il 13 luglio, all’electro-punk militante di R.Y.F. il 14 luglio, passando per il cortocircuito sonoro tra bossa nova, anti-folk ed egg punk degli Sleap-e il 15 luglio. Completano il programma le architetture elettroacustiche della sassofonista Laura Agnusdei in scena il 16 luglio, le esplorazioni tra house, hip hop e black music di Godblesscomputers il 17 luglio e l’universo transmediale dei C’Mon Tigre, collettivo di culto capace di fondere elettronica, jazz, afrobeat e ricerca visiva in un linguaggio unico e riconoscibile, il 18 luglio. Ed è proprio ad alcuni di questi protagonisti che abbiamo rivolto tre domande prima dei loro live!
- Cosa vi aspettate da Jazz Open Modena, rispetto ad altri festival a cui avete partecipato?
C’Mon Tigre: Ogni festival ha una sua energia, e quello che ci piace di più è non sapere mai esattamente cosa aspettarci. Quindi abbiamo molta curiosità più che aspettative precise. Ci interessa il dialogo con un pubblico che magari arriva dal jazz ma è aperto a contaminazioni: è lì che il nostro suono trova senso.
Alex Fernet: Non mi piace farmi aspettative, preferisco apprezzare le cose per come vengono.
Piuttosto, da parte nostra, mi aspetto un live più “acrobatico” rispetto al solito e che si discosta dalle registrazioni del disco. La presenza di Gioele Pagliaccia alla batteria, infatti – per quanto riguarda le date di luglio – regala ai brani nuova vitalità. Gioele è il batterista di vari progetti jazz (su tutti Idris Ackamoor & The Pyramids) e sono sicuro che il suo approccio ed il suo stile renderanno il nostro live ancora più azzeccato per un festival come Jazz Open Modena. Se proprio devo aspettarmi qualcosa, allora, mi aspetto comunque una buona risposta da parte del pubblico.
Laura Agnusdei: ho visto le foto del palco immerso nei giardini ducali e sono rimasta molto colpita dalla location che mi sembra bellissima, quindi sono contenta che io e il mio quartetto abbiamo questa possibilità di suonare in un posto così bello. Inoltre mi fa piacere che sia ad ingresso gratuito, in modo che anche semplici curiosi possano avvicinarsi.
- Tra i nuovi lavori e il vostro repertorio, cosa porterete sul palco?
C’Mon Tigre: Il live è sempre un punto di incontro tra le due cose. Ci sono i brani di LUMINA, il nostro nuovo capitolo, pensati per lo spettacolo immersivo che abbiamo portato in giro quest’anno, insieme a pezzi del nostro percorso che riprendiamo e trasformiamo dal vivo.
Alex Fernet: Porterò i brani di “Modern Night”, il mio ultimo lavoro uscito lo scorso settembre per Bronson Recordings, e uno o due brani del primo disco “Lucidanotte”. Come già dicevo, li proponiamo in veste più “free” rispetto al disco e a come li suoniamo solitamente.
Laura Agnusdei: Presenterò il mio ultimo disco “Flowers Are Blooming in Antarctica” (Maple Death Records) in una formazione a quartetto con Edoardo Grisogani alle percussioni, Paolo Raineri alla tromba e Alberto Brutti al contrabbasso, io suono il sax tenore e tutti usiamo anche tanti effetti e strumenti elettronici. Questa formazione si è esibita per adesso solo un’altra volta (di solito suoniamo in duo o in trio) e sono molto felice di poterla riproporre perchè penso che sia la più completa per suonare i brani del disco in tutto il loro potenziale.
- C’è un rito scaramantico che fate prima di esibirvi?
C’Mon Tigre: Non abbiamo un rituale fisso e forse è proprio questo il nostro rituale: lasciare che ogni volta sia diversa. Quello che facciamo sempre è ritrovarci tutti insieme, anche solo per pochi minuti, prima di salire sul palco.
Alex Fernet: Veramente no… ma direi: cambiare le corde alla chitarra! Anche se le ho cambiate da poco, le cambio comunque per scaramanzia, appunto (le rompo spesso!). Mi piace che la mia chitarra sia perfetta prima di ogni concerto: pulita, ben settata e con le corde nuove.
Come piccolo rito di buon augurio, non possono mai mancare un abbraccio di gruppo e un bel whisky cola prima di salire sul palco!
Laura Agnusdei: Francamente no, di solito non sono particolarmente ansiosa, anche se dipende molto dalla situazione. Per questo tour abbiamo una divisa da astronauti post apocalittici e già indossare il “costume di scena” mi mette nel giusto focus per la performance.