Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.
Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.
Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.
Maria Antonietta, Colombre, Senza Vestiti
Una ballad notturna che profuma di mare, malinconia e fuga temporanea dal mondo. Il duo, che ormai conosciamo tutti bene, mette al centro la vulnerabilità, trasformandola però in uno spazio intimo e luminoso dove rifugiarsi insieme. Chitarre surf dal gusto tarantiniano, mellotron e melodie sospese accompagnano immagini che sembrano uscite da un film estivo girato all’alba. Il risultato è una canzone che scorre leggera ma lascia addosso un senso di inquietudine sottile. Una corsa verso il mare e verso una libertà possibile solo per una notte, ma abbastanza intensa da sembrare eterna.
Sleap-e, Bring beers and food
Sleap-e continua a costruire un immaginario sghembo e irresistibile, dove l’estetica lo-fi incontra la fiaba disturbata e il coming of age più storto possibile. Il nuovo singolo trasforma il bosco di Cappuccetto Rosso in una metafora dell’età adulta: un posto pieno di lupi, caos e disillusione, da attraversare con ironia, birre e qualche provvista emotiva.
Sofia Ara, DIVISODUE
Un brano emotivamente instabile e sonicamente magnetico, sospeso tra delicatezza dreamy ed esplosioni improvvise. È una canzone che parla di connessioni capaci di alterare la percezione del tempo e dell’identità, raccontando quel momento ambiguo in cui un legame cambia tutto, lasciando dietro di sé fascino e frattura. I fiati liquidi, glitch elettronici e pad eterei costruiti con flauto, voce e Whammy pedal creano un’atmosfera quasi acquatica, morbida e ipnotica, che viene poi spezzata da distorsioni abrasive e da un falso drop finale tanto spiazzante quanto liberatorio.
Adriano, Bagno Interstellare
Con “Bagno Interstellare”, Adriano continua a espandere l’universo sospeso e cinematografico di Portoluna, trasformando i dettagli del quotidiano in piccole visioni emotive che sembrano galleggiare tra realtà e immaginazione. Il brano si muove lento, come una notte d’estate vista dal mare: synth dal gusto seventies, cori femminili lontanissimi e chitarre leggere costruiscono un’atmosfera calda e sognante, dove elettronica e canzone d’autore convivono in perfetto equilibrio. Dentro ci sono la Sicilia, l’odore di gelsomino, le fughe improvvise e quella malinconia dolce che resta attaccata alla pelle come la sabbia dopo un bagno interstellare.
Carol, Star EP
Con Star, Carol sceglie la maturità. Rallentare, lasciare spazio all’ambiguità e alla delicatezza, costruendo un lavoro che non cerca risposte definitive ma invita chi ascolta ad abitare i suoi vuoti, le sue sfumature e le sue possibilità interpretative esplorando temi come la distanza emotiva, l’intimità, la memoria e la tensione sottile tra vicinanza e disconnessione. Un progetto di quattro brani che si muove tra l’intimità del bedroom pop, texture elettroniche sperimentali e una scrittura emotiva essenziale, capace di raccontare molto anche attraverso ciò che resta implicito.
THE COSMIC GOSPEL, May All Lives End But Yours
Con il nuovo singolo l’artista abbandona ogni filtro e sceglie di raccontarsi in maniera diretta, dedicando la canzone a sua madre. Attraverso immagini semplici ma profondamente evocative, il testo attraversa ricordi, fragilità, sensi di colpa e gratitudine, trasformandosi in una riflessione intensa sul legame tra madre e figlio. Il racconto alterna episodi concreti del passato a confessioni emotive sincere, mentre nella musica emerge chiaramente la cifra stilistica psichedelica che contraddistingue The Cosmic Gospel, qui particolarmente malinconica e visionaria, sostenuta da chitarre dilatate che costruiscono un’atmosfera sospesa e cinematografica.
In playlist
KUNI, She ASCOLTA QUI
PALOMAR, Palomar ASCOLTA QUI
KINDER GARDEN, Vorrei conoscerti ancora ASCOLTA QUI
MINISTRI, Canzoni Ombra ASCOLTA QUI
MENOMALE, Torneranno tutti gli animali ASCOLTA QUI
PS5 Pietro Santangelo, Baccanalia ASCOLTA QUI
FRED GETS LOST, D. Can You See My Eyes? ASCOLTA QUI