Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.

Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.

Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.

 

I hate my village, Water Tanks

Un’ ipnotica immersione nella creatività selvaggia degli I hate my village (foto di copertina). Water Tank si anima di ritmi tribali mentre la struttura futuristica, ti trasporta in un viaggio primordiale e visionario. Il video psichedelico, ideato e girato da Donato Sansone, che accompagna l’ascolto, ci porta in un loop visivo macchinoso e surreale, rappresentando perfettamente l’incontenibile disordine creativo della superband.

Coca Puma, Tardi

“Tardi” è un quadro sonoro fatto di contrasti e dicotomie. L’elettronica si mescola ad elementi più acustici e soundscape, le parole la burrasca che precede la calma dopo un cambiamento interiore, in cui riescono però ad emergere una vivida gamma di emozioni, dall’ansia all’eccitazione, dalla dolcezza all’impetuosità. Un brano che è l’alba di un nuovo giorno dopo la tempesta.

Mazzariello, Finestre Verdi

“Finestre Verdi” di Mazzariello non parla soltanto di infissi verdi, come ci tiene a precisare l’artista: in un’ambientazione dai colori saturi, Mazzariello lava (e stende) i panni sporchi in casa propria. Il risultato sono i vestiti stesi all’ombra degli alberi che si uniscono in un immaginario poetico e malinconico creato dall’artista. “Finestre verdi” è una profonda riflessione sul compiere decisioni difficili che però comportano momenti di crescita.

Sleap-e, 8106

Stile naif e stravagante, quello di Sleap-e e del suo nuovo album “8106”. Un unione di eggpunk e bedroom pop per raccontare il mondo reale e interiore di Asia che riprende dai grandi vecchia scuola come i Fall o Jimmy Whispers e Daniel Johnston, riadattandoli in un gusto indie alternative che ci piace tanto.

Vision Division, Bloom Blossom Bloom

“Bloom Blossom Bloom” è la dedica altrock dei Vision Division per l’arrivo della primavera, e proprio come questa stagione la band porta un’ondata di freschezza nel panorama musicale attuale. In un mood dreamy i Vision Division celebrano in maniera sicuramente alternativa l’equinozio primaverile.

Gaia Morelli, Rumore

“Rumore” come quello che ci circonda, come quello che abbiamo nella testa, o come quei piccoli granelli che ritroviamo in qualche vecchia polaroid ormai dai contorni sfumati. Dentro e fuori, vecchio e nuovo, decostruzione del modello classico della canzone e interferenze dal pop: questo è il nuovo singolo di Gaia Morelli (ex Baobab!) con cui riesce a dare vera voce al rumore che le affolla la testa, cercando di dissolverlo in quello circostante.

MILANOSPORT, Concrete

Punk, elettronica sovietica, shoegaze, un ottimo gusto per le chitarre distorte e per la musica di stampo internazionale: i MILANOSPORT ci presentano finalmente il loro album “Concrete”. Un disco che si basa sia nell’estetica che nel significato sul tema della cementificazione, un po’ come l’emblema dell’antropizzazione ambientale e dunque anche sociale e linguistica. I MILANOSPORT cantano forte, ed è proprio così che cercano di abbattere le colate di cemento che generate dall’individualismo postpandemico.