Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.

Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.

Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.

CARBEAU, Notte

C’è qualcosa di estremamente morbido e notturno nel nuovo singolo di Carbeau, come se il brano si muovesse tra luci soffuse e pensieri lasciati finalmente andare. Notte è una canzone che parla di ferite ormai cicatrizzate, di quel momento in cui il dolore smette di essere ingombrante e diventa solo memoria. Malinconia e luminosità convivono nello stesso spazio emotivo, come una fotografia scattata all’alba dopo una lunga notte.

prima stanza a destra, la ragazza che suonava il piano

Qui le canzoni prendono forma, respirano di più, trovano un equilibrio tra scrittura e produzione che rende l’EP un piccolo laboratorio emotivo. I visual girati tra le strade e la metropolitana di Parigi amplificano quella sensazione di malinconia romantica che attraversa tutto il disco. L’anonimato dell’artista continua a funzionare, quasi a spostare l’attenzione dal volto per concentrarsi sul contenuto.

CASPIO, Cosa resterà di noi

Un disco rock diretto e viscerale, che alterna esplosioni emotive a momenti più trattenuti, lasciando spazio al silenzio tanto quanto al rumore. I CASPIO mettono insieme dieci frammenti di vita che suonano come pagine di un diario scritto di getto. L’immaginario del progetto è essenziale, sincero, più vicino a un racconto emotivo che a un’estetica patinata. Le canzoni parlano di disillusione, cambiamento e ricerca di sé con un linguaggio semplice ma tagliente, capace di restituire la sensazione di una generazione che continua a farsi domande anche quando le risposte sembrano lontane.

Kalpa, POST

Con POST, Kalpa firma un disco che vive di contraddizioni e trasformazioni. Il titolo richiama l’idea di ciò che viene “dopo”: dopo un movimento, dopo una crisi, dopo aver dato tutto. Ed è proprio da questa necessità di distruggere e ricostruire che prende forma l’album, un lavoro che mescola tensione emotiva e lucidità critica. Ogni brano sembra muoversi tra caos e controllo, riflettendo perfettamente l’inquietudine raccontata nei testi. Un immaginario crudo si sposa perfettamente con il linguaggio diretto dei testi, in cui c’è una sincerità quasi brutale, che affronta lavoro, capitalismo, senso di inadeguatezza e apocalissi quotidiane.

Eyes Be Quiet, Una stanza vuota

Quando qualcuno entra nella nostra vita lascia sempre un segno, delicato e preciso. Questo è il significato, il vestito che si cuce addosso, “Una stanza vuota”: il primo album gli Eyes Be Quiet. Il duo cattura un microcosmo fatto di rabbia, cura, solitudine e speranza: sette tracce che creano un universo sonoro delicato e intenso. Il progetto, sviluppato tra le colline di Brescia fonde atmosfere ambient-alternative, sussurri e voci urlate, creando un paesaggio musicale intimista e vibrante con influenze internazionali che spaziano tra Radiohead e Bon Iver.

Andrea Laszlo De Simone, Non è reale (Malik Djoudi rework)

Un nuovo frammento del quadro. Un nuovo sguardo. Una delle tracce più apprezzate di Una lunghissima ombra, l’opera musicale/visiva di Andrea Laszlo De Simone, viene ammantata di luce inedita e cambia pelle, si trasforma. Come l’artista guatemalteca Mabe Fratti, anche Malik Djoudi decide di utilizzare la sua voce e la sua lingua, il francese, ma in questo caso lo fa andando a mischiarsi con quella di Andrea. Ne viene fuori un intreccio ammaliante e seducente che finisce per rinnovare totalmente il sapore del brano enfatizzandone degli aspetti e smussandone altri.

Hobby Solo, MARZO MARCIO ft. Davide Toffolo

Ma cosa succede quando ti dimentichi quello che sei? Ognuno reagisce a modo suo, Hobby Solo per esempio la tocca piano e decide di chiamare in suo aiuto nientemeno che IL DIAVOLO, per l’occasione interpretato da Davide Toffolo, voce dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Cedere la propria anima in cambio di una svolta … possibile? Per scoprirlo tocca ascoltare Marzo Marcio, il nuovo blues con la febbre di Hobby Solo.

In playlist

Fulminacci, Calcinacci ASCOLTA

Lupo, Cerotti ASCOLTA

Dardust, We Only Love Spaces and Doors  ASCOLTA

BONO / BURATTINI, Ora sono un lago ASCOLTA

Amarene, Quelli come noi  ASCOLTA

Straahl, Unstoppable ASCOLTA

Morama, Vivo ASCOLTA

Cucina sonora, Basel ASCOLTA