Realmonte, Sicilia. Il primo suono non arriva dal palco. È il vento, che soffia dal Mediterraneo, attraversa la falesia della Scala dei Turchi, sfiora la macchia mediterranea e raggiunge il Teatro Costa Bianca, dove il pubblico prende posto mentre il sole comincia la sua lenta discesa verso l’orizzonte. Qualcuno parla a bassa voce, altri cercano l’inquadratura perfetta con il telefono. C’è chi rimane semplicemente in silenzio, lo sguardo perso in quella linea sottile in cui il cielo incontra il mare. Per qualche minuto non succede nulla, ed è proprio quel “nulla” a rendere diverso il Light Blue Festival. Non c’è la frenesia delle grandi rassegne musicali, nessuna corsa per conquistare la prima fila, nessun rumore che copra il paesaggio. Il tempo sembra rallentare, per questo è bello arrivare prima dell’inizio dei concerti, respirare il luogo, e lasciare che sia la costa agrigentina a preparare lo spettacolo. Poi le luci si abbassano.Le prime note si diffondono nell’aria mentre il cielo si colora di arancio, rosa e infine blu. Sul palco gli artisti iniziano a suonare, ma lo sguardo continua a dividersi tra loro e il Mediterraneo. È una strana sensazione: raramente la natura condivide la scena con la musica in modo così armonioso. Il Light Blue Festival non usa il mare come semplice sfondo, bensì lo trasforma in un protagonista, ed è forse questa la sua intuizione più riuscita.

Nato nel 2019, il festival è cresciuto senza perdere la propria dimensione umana. Oggi è un progetto culturale diffuso che attraversa Realmonte e la costa di Capo Rossello, intrecciando concerti, incontri, podcast, attività sportive, laboratori, momenti dedicati al benessere e performance al tramonto. Ogni luogo racconta un frammento diverso della stessa storia. La mattina il Villaggio Rossello si risveglia lentamente. C’è chi sorseggia un caffè parlando del concerto della sera precedente, chi partecipa a un talk sulla nuova scena musicale italiana, chi preferisce una passeggiata sul litorale prima che il caldo diventi intenso. Gli artisti si mescolano al pubblico senza formalità. Le conversazioni nascono spontaneamente, come accade nei piccoli paesi di mare dove tutti finiscono per incontrarsi almeno una volta.

Nel pomeriggio il sole domina la costa e il bianco della marna riflette una luce quasi accecante. Poi arriva l’ora che tutti aspettano, ovvero quel tramonto che ospita le Sunset Sessions che danno il via alla festa. Le persone si siedono sul terreno, qualcuno resta in piedi con una birra tra le mani, altri chiudono gli occhi per ascoltare. Nessuno sembra avere fretta, ogni canzone accompagna il sole fino all’orizzonte, come se la scaletta fosse stata scritta seguendo il ritmo della luce.

Quando cala la sera, il festival cambia ancora volto. Il Teatro Costa Bianca si anima di suoni elettronici, cantautorato, pop sperimentale, groove mediterranei e contaminazioni che raccontano una generazione di musicisti poco interessata alle etichette. Le performance non cercano l’effetto speciale a ogni costo. Preferiscono costruire un dialogo con il luogo, lasciando che siano il paesaggio e il pubblico a completare lo spettacolo. Tra un concerto e l’altro basta allontanarsi di pochi metri per ritrovare il rumore delle onde, ed è un dettaglio che finisce per diventare il simbolo di un festival dove camminando si incrociano accenti provenienti da tutta Italia. C’è chi è arrivato da Milano, chi da Napoli, chi dalla vicina Agrigento. Molti scoprono Realmonte per la prima volta proprio grazie al festival. Altri, invece, ritornano ogni estate, attratti da un’atmosfera difficile da spiegare e ancora più difficile da replicare. In un panorama di festival sempre più grandi e spettacolari, Realmonte sceglie una strada diversa: quella dell’autenticità. Non costruisce scenografie monumentali perché possiede già una delle più straordinarie che il Mediterraneo possa offrire.

Tra I live di maggiore impatto, quelli di Svegliaginevra (foto 2), che al tramonto si è esibita in un intimo set acustico, voce e chitarra, regalando al pubblico un momento di raccoglimento sospeso tra il cielo e il mare, di Bassolino (foto 3), figura di spicco della scena nu-jazz ed elettronica napoletana, il cui approccio live organico e improvvisativo intreccia jazz, funk, disco e suggestioni della tradizione partenopea, Labadessa, illustratore e autore napoletano prima ancora che musicista, ha portato sul palco lo stesso stile essenziale e poetico con cui racconta il disagio contemporaneo, tra ironia e malinconia. E ancora, Fresh Mula, artista italo-senegalese, ha proposto un live che fonde rap, jazz, soul e influenze afro in una visione contemporanea dell’hip hop, restituendo un’identità sonora radicata nella black culture; e poi Arya (foto 4), cantante e songwriter italo-venezuelana, ha incantato il pubblico muovendosi tra nu soul, R&B e hip hop, con una vocalità calda e avvolgente, Gonzalo Baby Boy, progetto siciliano dall’anima urban e black, ha portato energia e groove con il suo stile fuori dagli schemi, giocando su contaminazioni hip hop e ironia tagliente. Punta di diamante della serata conclusiva è stata la trascinante performance di okgiorgio (foto 1), producer, musicista e performer tra le figure più eclettiche della scena elettronica italiana contemporanea, capace di fondere elettronica, club culture, elementi pop e un approccio live fortemente strumentale e performativo.

Photo credits courtesy @ LBF https://www.lightbluefestival.it/