Storia singolare è la nuova rubrica di Beat&Style, in collaborazione con Le Club Sportif, che va alla ricerca di canzoni legate a doppio filo con imprese sportive.
Dopo le intense emozioni sportive vissute grazie a Roland Garros, Wimbledon e Mondiali di calcio mi ritrovo ad affrontare un fine settimana dove a farla da padrone è l’horror vacui dato dalla mancanza di calcio e tennis. Ed è così, che a sole due tappe dalla fine della competizione, provo a riappassionarmi ad un “vecchio amico” guardando la 20° tappa del Tour de France (ndr la frazione da Le Bourg-d’Oisans all’Alpe d’Huez è andata in scena sabato 25 luglio)
A risvegliare il mio interesse non è tanto la possibilità di ribaltoni in testa alla corsa, saldamente dominata da un Tadej Pogačar più che in controllo, ma vedere chi per primo passerà sul tetto del Galibier (a farlo sarà il fuoriclasse ecuadoriano Richard Carapaz), momento clou e sempre emozionante anche se quando si sente nominare questa vetta è impossibile non correre con la memoria al 27 luglio 1998 quando la 15ª tappa (Grenoble – Les Deux Alpes), sotto una pioggia battente e nel freddo delle Alpi, diventa il palcoscenico per uno degli attacchi più famosi della storia del ciclismo. 

Marco Pantani, vincitore del Giro d’Italia pochi mesi prima, è in ritardo in classifica generale rispetto a Jan Ullrich, il solido cronoman tedesco. Pantani non aspetta l’ultima salita. Attacca sul Col du Galibier, a oltre 50 km dall’arrivo, un gesto d’altri tempi che sorprende Ullrich e la Telekom. Con la sua inconfondibile pedalata agile in sella e in piedi sui pedali, Pantani stacca tutti gli avversari. Nonostante le condizioni meteo avverse, il romagnolo vola. Il distacco accumulato sul Galibier viene incrementato nella discesa e nella successiva ascesa verso Les Deux Alpes. Pantani rifila quasi 9 minuti a Jan Ullrich (8’57” all’arrivo). Il “Pirata” conquista la maglia gialla diventando il settimo ciclista a compiere l’accoppiata Giro-Tour nello stesso anno, regalandoci non solo un’ impresa sportiva, ma un momento culturale iconico, che continua a ispirare arte e musica.
Galibier 98 (diviso in Pt. 1 – Ascent e Pt. 2 – Descent) dei The End of Something è un tributo musicale che permette di rivivere, ancora oggi, quel “volo” epico che ha segnato la storia del ciclismo.

Il progetto The End of Something nasce nel 2023 dall’incontro di quattro musicisti legati da un lungo percorso nella scena indipendente e da una comune urgenza espressiva. Alla base dei The End of Something c’è la scelta consapevole di abbandonare le parole per restituire centralità alla forza evocativa del suono. Ogni brano prende forma come una sequenza cinematografica, una tela in movimento in cui chitarre, riverberi, distorsioni e silenzi si stratificano lentamente. Un percorso sonoro aperto, in cui l’ascoltatore è invitato a perdersi e a ritrovare significati personali tra le pieghe della materia sonora.

Se il Galibier, con i suoi 2642 metri, rappresenta la montagna sacra, la musica dei The End of Something si sposa con l’impresa per l’intensità emotiva. Il pezzo cerca di trasmettere la tensione del momento, il suono del respiro, la fatica della salita e la frenesia della discesa sotto l’acqua.

“Il pezzo è costituito da due parti, – mi racconta Luca chitarrista della band – di cui la prima (Ascent), in tempo 4/4, rappresenta l’ascesa ed è caratterizzata da una linea melodica insistente che dapprima si snoda attraverso un crescendo lento e tensivo e poi culmina, dopo una tregua, in una esplosione di distorsioni (la vetta?). La seconda parte (Descent) raffigura invece la discesa – il rischio, la velocità, la pioggia -, in cui un ritmo incalzante e ossessivo in 3/4 diventa una fuga solitaria fino al traguardo.”

Ed ecco che Galibier 98 non è più solo una canzone sul ciclismo, ma sul coraggio di rischiare tutto in un momento in cui tutti gli altri aspettano. È un omaggio alla capacità del campione di trasformare un momento di sport in una tragedia greca, dove l’eroe vince contro ogni pronostico.