Lontana dall’intento di scrivere un masterpiece della letteratura italiana, ho voluto comunque riprendere dal buon vecchio Thackeray (e non da Marchetti, attenzione) la serialità delle narrazioni che si susseguono in Vanity Fair e su quella falsa riga costruire un altro tipo di storie.

Anzi, più che storie, le mie vogliono essere delle immagini che cercano di legare alla musica di un brano le sue possibili evocazioni di ambito stilistico, tale che, in questa fiera della vanità, a sfilare siano gli artisti vestiti delle loro note, dei colori invisibili che solo con un orecchio attento si possono percepire.

Sulla passerella della vanità, lasciamo che a succedersi sul catwalk (di artisti e musicisti), sia invece la nudità dell’indie.

In occasione del Festival di Sanremo Indie Fair sarà in versione speciale: la mia top 5.

Maria Antonietta, Colombre, La felicità e basta

Puri, semplici, bravi e basta. Nella musica così come nello stile la coppia Maria Antonietta e Colombre piacciono, intrigano e riescono a spiccare: il gusto per il retrò o, se vogliamo, per il vintage si esprime sapientemente non solo nel mood dell’arrangiamento, molto anni Settanta, ma anche nella scelta degli abiti che diventano simbolici, iconici.

chiello, Ti penso sempre

Punk ma con garbo: chiello si esibisce così sul palco di Sanremo. Colpisce il look della prima serata, completo Armani d’archivio, che allunga la figura, la rende “squadrata” solo all’apparenza, perché è nei dettagli che si insinua la vera particolarità. Nell’abito come nell’artista, la bellezza sta negli occhi di chi sa osservare…e ascoltare.

Ditonellapiaga, Che fastidio!

Look retrò caratterizzato dal make-up ormai signature di Ditonellapiaga ovvero rossetto rosso e eyeliner possente che ben si amalgama alla forza elettronica del brano portato in gara. Uno dei brani (e forse anche per fortuna) un po’ più di rottura, musicalmente parlando che ti entra in testa e pure con un senso ben preciso.

Levante, SEI TU

Eterea e impeccabile Levante, ad ogni esibizione è riuscita a dare sempre di più, e sempre di più è riuscita a far arrivare il senso di “Sei tu”. Gli abiti di paillettes e glitter sono la mise perfetta per far splendere ancora di più un’artista che anno dopo anno costruisce e rafforza sempre di più la propria identità.

Fulminacci, Stupida sfortuna

Completo vintage inspired per Fulminacci che però convince fino ad un certo punto, un po’ come “Stupida Sfortuna”. Il brano non si allontana dallo stile dell’artista romano, anzi forse lo conferma ancora una volta, eppure, forse, per questo Festival si poteva fare qualcosina in più. (Tutto sommato ci è piaciuto, altrimenti non sarebbe finito nella top 5)