Robbie Williams è sbarcato a Trieste, città che il 17 luglio ha ospitato l’unica data italiana del suo Britpop tour, in completo di raso rosa antico, ciabatte nere, occhiali da sole e cappellino da baseball.
Così, con un look che immagineresti adatto a una giornata senza impegni trascorsa pigramente nella sua villa nella campagna inglese, è cominciata la Robbie-mania triestina, durata due giorni, percepita mediaticamente almeno il doppio. Perché in mezzo c’è stato il tempo per creare il dramma, incarnato dalla signora Giovanna di “Stira Giovanna per te, la prima stireria a Trieste” a cui era stato chiesto di prendersi cura degli abiti di scena del cantante. Presa da troppa gioia ed eccitazione la donna ha avuto la pessima idea di condividere l’ingaggio sui social, cosa che, come riportato fedelmente dal Piccolo, il giornale locale, ha provocato la reazione durissima degli organizzatori che le hanno tolto subito il lavoro.
Robbie Williams come Jannik Sinner, insomma: non ama che si parli di lui senza il suo consenso.
Ma per una signora Giovanna con il cuore spezzato, ad accoglierlo allo stadio Nereo Rocco, un impianto anni ‘90 pensato per il calcio, c’erano più di ventimila persone, arrivate da mezza Europa, nell’ambito degli eventi di GO! 2025 & Friends, il palinsesto di eventi legati a Gorizia capitale europea della cultura.
Una folla che al primo colpo d’occhio restituiva una verità assoluta: Robbie Williams piace a tutti. Il suo è uno dei pubblici più variegati per età, genere, stile che abbia mai visto, e questo non è poco per uno che fa pop ed è uscito dalla prima boy band della storia.
Così, nell’abbraccio di una folla tanto diversa e al contempo tanto simile a me, che i pezzi li so tutti ma non ero mai stato a un suo live, mi sono messo comodo in tribuna stampa per godermi quello che pensavo sarebbe stato un grandissimo show. E le aspettative non sono state disattese.
Robbie, dopo una veloce intro in versione astronauta e un pezzo tratto dal nuovo disco (in uscita ad ottobre), ha attaccato con Let Me Entertain You ed è stato lì che è davvero cominciato lo spettacolo. Lui, che ha 51 anni, si muove sul palco come se ne avesse 25, e avrebbe voluto vederci altrettanto in forma. Io, invece, dopo tre canzoni avevo già sudato come se stessi correndo la Trieste-Opicina.
Il proseguo è stato una raffica di hit: Rock Dj, Supreme, Millennium, She’s the One, e le immancabili Feel e Angel (a concludere), ma anche momenti spaziano tra cover, mashup e reinterpretazioni. Presentando i membri della band si trasforma in uno scaldapubblico con pezzi che hanno fatto la storia del pop rock come (I Can’t Get No) Satisfaction, I Wanna Dance With Somebody, Y.M.C.A.
Robbie impeccabile, tra una battuta in italiano (“Siete sexy… ma un po’ scoordinati”) e l’altra, sembrava divertirsi un mondo a guardarci mentre assistevamo a uno show studiato nei minimi dettagli, anche quelli che sembrano improvvisazioni. Oltre a cantare e lanciarsi in pose da rockstar consumata, Robbie ci ha anche raccontato un po’ di sé. Ha parlato del passato, del presente, dei suoi momenti bui e dei suoi momenti brillanti – il tutto condito con l’ironia che lo contraddistingue. Ha preso in giro l’invecchiamento, suo e del pubblico, si è lanciato in monologhi quasi da stand up comedy, ha intervistato le fan e un po’ le seducendole e un po’ le schernendole. È l’amico bello e divertente con una voce pazzesca e una leggera tendenza all’autocompiacimento, ma così sincero che alla fine gli perdoni tutto.
E lo Stadio Nereo Rocco, dal canto suo, si è comportato bene: entrata scorrevole, audio buono, pubblico carico ma senza isterismi. Bene, bravi, bis.
In sintesi: ho urlato, ho riso, mi sono slogato un’anca cercando di ballare *Rock DJ*, e ho avuto una delle serate più divertenti dell’anno. Robbie è un intrattenitore nato, e il fatto che riesca ancora oggi a farci ballare, ridere e commuovere (pure un po’ controvoglia), è un superpotere da rispettare.
ph Simone De Luca